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Ho creduto di poter spezzare il profondo l’immensità
Col mio dolore nudo senza contatto senza eco
Mi sono steso nel mio carcere dalle porte vergini
Come un morto ragionevole che ha saputo morire
Un morto incoronato solo dal suo nulla
Mi son disteso sulle onde assurde
Del veleno assorbito per amore della cenere
E la solitudine mi è parsa più viva del sangue

Volevo smembrare la vita
Volevo spartire la morte con la morte
Rendere il cuore al vuoto e il vuoto alla vita
Cancellare tutto senza più nulla né vetro né alito
Nulla davanti nulla dietro un completo nulla
Avevo eliminato il ghiaccio delle mani giunte
Avevo eliminato l’invernale ossatura
Al voto di vivere che s’annulla

*

Arrivata tu il fuoco si è rianimato
L’ombra non ha retto il freddo di quaggiù si è stellato
E la terra si è ricoperta
Della tua carne chiara e mi son sentito leggero
Arrivata tu la solitudine era vinta
Avevo una guida sulla terra sapevo
Dirigermi mi sapevo smisurato
Avanzavo vincevo spazio e tempo

Andavo verso di te andavo senza fine verso la luce
La vita aveva un corpo la speranza alzava la sua vela
Il sonno ruscellava di sogni e la notte
Prometteva all’aurora sguardi confidenti
I raggi delle tue braccia schiudevano la nebbia
La tua bocca era bagnata dalle prime rugiade
Il riposo luminoso prendeva il posto della stanchezza
E adoravo l’amore come i miei primi giorni

*

I campi sono arati le officine sfavillano
E il grano si fa il nido in un’onda enorme
Il raccolto la vendemmia han testimoni in gran numero
Niente è semplice né singolare
Il mare è negli occhi del cielo o della notte
La foresta dona agli alberi sicurezza 
I muri delle case hanno una pelle comune
E le strade s’incrociano sempre

Gli uomini son fatti per intendersi
Per comprendersi per amarsi
Hanno figli che saranno padri d’uomini
Hanno figli senza fuoco né luogo
Che reinventeranno il fuoco
Che reinventeranno gli uomini
E la natura e la loro patria
Che sarà quella di tutti gli uomini
E quella di tutti i tempi

[Poesia tratta da Le Phénix, 1951. Traduzione di Carmine Mangone. La foto, scattata da Lee Miller, ritrae Paul Eluard e la moglie Nusch.]

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