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Le poesie che seguono, della surrealista anglo-egiziana Joyce Mansour, sono tratte dalla sua prima raccolta di versi: Cris (Grida, 1953). In italiano compaiono, insieme ad altri suoi testi, in: Il sesso senza fine va a letto con la lingua ortodossa. Poesie di Joyce Mansour e Benjamin Péret, a cura di C. Mangone, edizioni [dia*foria/Cinquemarzo, 2017.

Le foto che accompagnano il post sono di Soukizy.

 

 

*

Le cieche macchinazione delle tue mani
Sui miei seni frementi
I lenti movimenti della tua lingua paralizzata
Nelle mie orecchie patetiche
Tutta la mia bellezza immersa nei tuoi occhi senza pupille
La morte nel tuo ventre che mangia il mio cervello
Tutto ciò fa di me una strana signorina.

*

Mi piace giocare con le piccole cose
Le cose che non sono rosee per i miei occhi da folle
Gratto stuzzico uccido rido
Morte le cose non si muovono più
Ed io rimpiango la mia febbre da pazza
Ho pietà per i miei genitori degenerati
Vorrei cancellare il sangue dai miei sogni
Abolendo la maternità.

*

L’amazzone mangiava il suo ultimo seno.
La notte prima della battaglia finale
Il suo cavallo calvo respirava l’aria fresca del mare
Scalpitando infuriandosi nitrendo la propria paura
Poiché gli dèi scendevano dai monti della scienza
Conducendo con sé gli uomini
E i carri armati.

 

 

*

Quanti amori hanno fatto gridare il tuo letto?
Quanti anni hanno segnato di rughe i tuoi occhi?
Chi ha svuotato i tuoi seni appassiti?
Ti ho guardato coi miei occhi di piombo
E le mie illusioni sono esplose
Lasciandosi dietro
La tua vecchiaia
Che non può rispondere alle mie domande.

*

Che i miei seni ti provochino
Voglio la tua rabbia.
Voglio vedere i tuoi occhi appesantirsi
Le tue guance impallidire incavandosi.
Voglio i tuoi brividi.
Che tu esploda tra le mie cosce
Che i miei desideri siano esauditi sul suolo fertile
del tuo corpo senza pudore.

 

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