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Una gran parte di me è sempre stata di carattere intransitivo. Solo l’amore e l’amicizia – o l’insurrezione, il tumulto – mi aprono al compimento, alla compenetrazione dell’oggetto. Soltanto in questi casi lascio che il mio dentro venga in superficie e diventi poroso.

Il cielo azzurro sopra di me, il giusto tasso di poesia nel sangue e un vaffanculo per ogni dubbio.

I momenti di quiete, di sereno, in cui mi guardo intorno e mi godo la vigorosa semplicità degli ulivi, del cielo.
Tanto lo so che poi mi basta poco – una libellula, il grido di un rapace, un gatto che mi si struscia contro – per tornare alla seduzione del movimento, del possibile, e ritrovarmi incalzato dal mio solito furore di vivere.

Voglio questa semplicità, queste nuvole bianchissime che corrono nel cielo estivo della mia mente.
Ho fatto di tutto per non perdermi nelle mie certezze – l’idea di salvezza era una costrizione, il disastro era un vezzo – e sento ormai di poter nutrire una vera riconoscenza solo per le contraddizioni che farai germogliare in me.

Una fantasia d’artiglio nel pomeriggio fermo, opalescente: quegli ampi cerchi da rapace che ti fanno fremere nel più caldo dei miei pensieri e che si mettono a celebrare la carne – tutta la nostra carne – in attesa della picchiata che di certo non tarderà a violentare l’immoto.

Avere in testa e nella carne questa frenesia d’amarti. Condurmi oltre la normalità del desiderio. Non limitarmi a volerti e non volere i limiti dell’amore. Spingermi più in là del destino. Saccheggiare il patetico brillio della poesia. E accarezzarti il culo come se fosse l’ultima sosta del mio sollievo.

Io sospiro. Io so e cospiro. Fra le tue cosce. Per chi non conosce. La sabbia nemica del tempo. La rabbia a favore del vento.

Il godimento non si pone alcun fine al di fuori della propria soddisfazione, ed è come se ti dicesse: tieni a mente il godere – come pure, sopra tutto: godi e non mentire a te stesso!

I nostri giochi, i nostri sconfinamenti, che ci fanno emergere da quella morte di ogni costrizione che è l’eterno.

30 giugno 2018. La foto è di Chevalier de La Barre (“Le visage caché du destin”).

 

 

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