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Vengo da giorni in cui ho fatto fatica a ritrovare le mie leggerezze, giorni che son stati come una sorta di urlo continuamente rappreso intorno alle mie ossa.
Dopo anni di battaglie inutili, ho smesso di voler bene alle mie abitudini.
Scopertomi troppo difficile, ho preteso allora una nuova mancanza di facilità per il pensiero e innescato un processo rischioso – ma nient’affatto inconcludente – per rimescolare le carte al centro stesso della mia vita.
Una rottura dell’abitudine, sì, e svariate pennellate di nero per aumentare il contrasto tra i desideri e l’evidenza di ciò che li zavorrava inutilmente.

Dalla tarda adolescenza, so essere molto feroce nella liquidazione dei luoghi comuni che arrivano a stregarmi.
Detesto i percorsi consueti, la predestinazione dei passi, e sento che è la mia stessa fisiologia a incitarmi sovente allo smarrimento.
Ho dei nervi randagi, a quanto pare.

È curioso, lo so, aver bisogno del nero per ritrovare lo sfavillio del sole, eppure è così, c’è poco da fare; non riesco a ostacolare questo periodico franamento delle mie certezze e, tutte le volte che ciò accade, mi tocca ridisegnare il territorio “domestico” delle pretese.

Cerco forse l’illuminazione? O un radicale ottenebramento in pieno sole? – La luce non è un’idea morale e io non sono per niente disposto a brillare di luce riflessa.

Nei giorni appena passati, non solo ho ritoccato la mappa del mio territorio, ma ho anche dovuto costruire una nuova ospitalità, reimparando ad accogliere l’Altro (e una parte di me) per non rendere vacuo il futuro delle mie parole.

Pensando e camminando in compagnia, posso dire di essere riuscito almeno nell’intento di non confondere tutte le vie.
Lungo movimenti che si realizzano soltanto non ancorandosi al destino di una relazione, forse ho imparato a dismettere qualsiasi direzione. Il che sarebbe una grande conquista, una conquista che non implicherebbe alcuna invasione, alcun perimetro, ma solamente un diuturno transitare.

Io e te, cavalcando le onde del possibile, senza più pretendere la stupida bellezza di un naufragio.

Laureana Cilento, 27 aprile 2019. (Fotografia: Nicolas Comment).

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