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Occorre impratichirsi nel fare solo le promesse che siamo in grado di mantenere, anche e soprattutto verso coloro che non possiedono un linguaggio comune con noi. Parlare per le pietre, gli alberi, le stelle. Dare la propria parola agli altri per abolire lo scambio che nasce dentro i limiti del nostro discorso.

Ieri sera, due cinghiali adulti si sono avvicinati a neanche venti metri dall’uscio di casa, per nulla impauriti da Blixa che abbaiava loro contro furiosamente.
Ho provato una strana sensazione: di paura, ma anche di contiguità coi loro passi.
Se avessero attaccato il mio cagnolone, sarei intervenuto senz’altro. Stringevo l’accetta in una mano e la roncola nell’altra…
Ho vissuto attimi di paura, ma anche di strana trepidazione. Una parte di me avrebbe quasi voluto che i cinghiali caricassero, in modo da essere messa alla prova. Fortuna ha voluto che fossero solo curiosi. Erano probabilmente alla ricerca di cibo e sono stati terrorizzati da un mio richiamo rivolto a Blixa, scappando poi a rotta di collo su per i terrazzamenti sovrastanti casa.
D’altronde, a dirla tutta, ritengo di essere troppo attempato e non abbastanza stupido per i riti di iniziazione.

Il Minotauro comincia a scavare sotto il labirinto. Scava, scava, e alla fine trova un grosso filone d’oro, cioè qualcosa che è del tutto inutile dentro il labirinto. Per lui, tuttavia, l’essenziale non è mai stato quel che avrebbe trovato, bensì la ricerca, lo scavare in sé.
Tutta la terra smossa rimane al suo fianco e va a creare un nuovo cumulo di pretese sul quale ergersi al di sopra dei propri limiti.
Fertile non è mai l’oro, no, ma soltanto la terra che lo abbraccia.

Accresciuti o ridotti dal movimento stesso della nostra potenza, ogni giorno è un ricominciare, uno stendere nuovamente al sole del dubbio la tela di Penelope ingigantita dai consigli portatici dalla notte.
Più di tutto: accorgersi che la tela e la potenza sono le forme stesse del nostro movimento. Evidenza che ci fa emergere dal mare dell’inesplicabile consegnandoci al fuori della nostra intelligenza.

Darei via tutte le mie parole, se ottenessi la facoltà di comunicare con un delfino o una nuvola, con un ulivo o una pulce.

 

Laureana Cilento, 4-5 maggio 2019. Opera di André Masson (Pasiphae, 1937).

 

 

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