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Questa tenerezza che mi coglie impreparato. Zelo di fughe, di sogni lontani. Questa mattanza di pretese nella primavera mancata. Un abito di parole pieno di buchi e che nondimeno rallegra. Seme sparso, improvvido, che il tempo tradisce e la bocca raccoglie.

Sai di buono, tu, mia candida mietitrice.

The lustful irony of nature gives me wood.

Voglio un fanatismo della tenerezza, un’incauta mancanza d’infinito lungo il corpo stanco del giorno.
La poesia mirerà al cuore sonoro del mondo e più niente avrà buio. Il nudo, la fermezza, l’incanto: l’estremo risveglio nella casa assolata.

Primo pomeriggio. Blixa dorme sul pavimento del soggiorno. Io mi provo a leggere Hilarotragoedia di Manganelli senza usare il dizionario a ogni piè sospinto. Intanto, pare arrivata finalmente la primavera: le nespole maturano, il peperoncino germina, i miei ormoni insorgono.

 

 

Faccio un complimento alla luce e questa ne approfitta bassamente. Invade ogni pensiero, se lo sbatte, e m’imbroglia tutti i contorni dell’abitudine.

Potete dire quello che vi pare, ma la poesia lecca il sesso della bellezza e s’incula pure le stelle. – L’universo è come un gigantesco bordello: materia incipriata, cornificata dall’eterno, e che si masturba senza fine strusciandosi contro le idee fisse degli uomini.

Mi concedo leggerezze, piccoli piani inclinati su cui far scivolare il giorno. Inutile ammassar pretese, quando basta qualche gaiezza acerba per abitare la presenza.

 

Laureana Cilento, 4-5 giugno 2019. Foto (dall’alto in basso): theteenidol; Ralph Gibson; web.

 

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