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Georges Schwartz nasce a Mosca nel 1905 da madre polacca e padre ucraino. Da bambino fu un pianista prodigio. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre, i suoi genitori si trasferirono in Francia (1924), dove il giovane Schwartz intraprese gli studi di medicina. Resistente del Maquis, medico dei poveri e omeopata, abitò a Vitry fino al 1970, curando spesso i clochard, gli immigrati e i marginali della banlieue che non avevano accesso alle cure e ai rimborsi della sanità pubblica. La poesia non fu per lui un mero trastullo, bensì uno strumento di lotta e di bellezza. Si firmò sempre Paul Valet, sottolineando in tal modo il suo “servire” la propria concezione della vita e della poesia e facendo propria un’orgogliosa marginalità letteraria. Tra le sue raccolte: Sans muselière (GLM, 1949), Poésie mutilée (GLM, 1951), Poings sur les i (Julliard, 1955), Paroles d’assaut (Minuit, 1968). Muore nel 1987.

 

 

Quando lei dice
Che bisogna marciare con quelli che costruiscono la primavera
Per aiutarli a non essere soli
E per non essere soli con se stessi
Nella propria torre di pietra
Divorata dall’edera
Le do ragione

E quando dice
Che non si ha ragion d’essere
Se non per gli altri esseri
Ha ragione ha ragione

E quando dice
Che bisogna cantare il mondo per trasformarlo
Per spiegarlo e per salvarlo
E per vivere non solo nella propria bolla di sapone
Ma nell’odio per l’ingiustizia
E per uno scopo incarnato come un campo di grano
Ha ragione ha ragione

Ma io so
Che un abbraccio fraterno senza patria né partito
È più forte di tutte le dottrine dei dottori
Ma io so
Che per liberare l’uomo dal peso della miseria
Non basta frantumare gli idoli
Per metterne altri in pubblico al loro posto
Ma occorre dare colpi e colpi senza posa fino in fondo all’ascesso
E bere quel calice fino alla feccia

Non si libera l’uomo dal suo rene mobile
Con una fascia elastica bordata di filo spinato
Non si libera l’uomo dalla sua camicia di forza
Immergendolo in una vasca di balene
Non si libera l’uomo dai suoi maledetti Stati
Condannandolo a vita a un modello di Stato

La verità non è un martello che si stringe in mano
Foss’anche la mano di un gigante pieno di buona volontà
Ma la verità è ciò da cui siamo plasmati
La verità è ciò da cui siamo illuminati
Quando nelle notti senza seguito le parole fuoriescono dalle nostre labbra
Per alleggerire gli uomini sospesi nel loro vuoto

 

Poesia tratta da: Sans muselière [Senza museruola], 1949. Traduzione: Carmine Mangone.