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Nella mia vita, ho scritto e parlato tanto intorno alle cose erotiche, e talvolta a sproposito, lo ammetto, ma se voi non riuscite proprio a capire la bellezza che si trova (e si prova) nell’accarezzare una gatta che fa le fusa senza nessuna paura, concedendosi (e concedendomi) a carezze prive di qualsivoglia progetto, allora non potrete mai capire dove può arrivare la sapienza della possibile tenerezza erotica tra il vivente e l’assoluto mondo.

La mia poesia amorosa non è mai stata (e mai sarà) amore per tutta la poesia. Come potrei amare quei poeti che non amano le mancanze indecorose della bellezza?

La vita non ha senso, il che significa che può assumere tutti i sensi possibili. Cosa alquanto terribile, dato che si potrebbe legittimare in tal modo ogni inezia, ogni posizione. Allargare quindi il contesto. Anzi: allagarlo, allungarlo. Con cosa? Con la ricerca smodata dell’impossibile. E cos’è l’impossibile se non ogni assoluzione critica e pratica di tutti i possibili dentro il territorio di una ricchezza immediata dell’esperienza? Nessun modo vi salva dalla morte, ma nessuna morte vi esime dal godere dell’immediato. Tutto questo ha un senso? No, non ha necessariamente un senso, ma può avere senz’altro un andamento, una soddisfazione. Qual è la vostra soddisfazione? Di quale terra vi nutrite? In che cosa venite alla luce o in faccia alla luce? Che cosa vi fa godere appassionatamente anche dell’ombra? C’è uno squirting adorabile anche della poesia, un Niagara irrimediabile di tutte le vostre idee fisse. Lasciatele crollare, dunque, queste vostre fissità. Lasciate che la materia venga a voi, insieme a voi. Fate in modo che non esista più alcun modo per rinunciare al vostro impossibile.

Un piccolo
furtivo predatore vive dentro i
miei desideri più neri
e scalpita, indecoroso,
sotto bagni di luna.
Accolgo la notte anche in pieno giorno
e celebro il giorno che cova la prossima vita,
la prossima morte.
Ti tocco, tocco il mondo,
e la poesia fa il suo corso combattendo casa per casa,
anche nostro malgrado.

 

28 gennaio-3 febbraio 2020. Opera di Walid Ebeid (“Molotov”).