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Siate cauti, ma non fatevi abbrutire dalla paura. Mantenete una distanza rispetto alle tante morti che ci assediano o ci lusingano, ma non rispetto alla bellezza sempre possibile della vita. Non isolate la vostra bellezza. Inventate nuove tenerezze, nuove modalità per fregare la morte e non datela vinta a chi ci vuole isolati, impauriti, mediocri nichilisti senza compassione.

Voi potreste chiedermi: cos’è questa bellezza sempre possibile della vita di cui ci parli? Perché mai dovremmo inventarci nuove tenerezze? Per quale motivo non dovremmo isolarci e premunirci contro il mondo assoldando per la nostra bisogna il meglio del pensiero nichilista?
Vedete. Se il tetto perde acqua, non per questo la casa deve diventare un naufragio. Basta individuare le tegole fuori posto e sistemarle. La bellezza è solo un nome per la zattera che ci accoglie mentre tutto intorno a noi continua a morire. Affrontare i flutti può sembrare vano, ma solo finché non assumete il punto di vista del surfista che si mette in gioco tra le pieghe dell’oceano. L’onda è il sorriso del mare, la benedizione del destino che vi allontana dalla noia di Itaca. Avete paura? E che senso ha questa vostra paura se neanche vi degnate di sfidare i limiti che vi riconoscete? Possibile che vi accontentiate di tenere al largo la morte senza la benché minima voglia d’accarezzare la balena bianca?
La tenerezza è il modo in cui legate le assi della zattera, è la chance che date alla materia che galleggia grazie anche al vostro affetto, è lo spazio che fate all’Altro sul vostro legno.
Per andare dove? Non si può sapere. Ma intanto è bello pensare di condividere il destino senza darla vinta a una qualche deriva. Credere in una corrente tra noi e l’orizzonte. Tenere l’occhio fisso sulla Stella Polare e dirigersi a Sud. Tentare la sorte. Attentare alla morte.
Inutile intrapresa voi dite? E sia! Non sarà certo più vano del vostro erigere monumenti sulla paura.

 

Laureana Cilento, 8-9 marzo MMXX. Illustrazione: Danijel Žeželj.