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Fine marzo. Le poiane volano ormai in coppia e diventano le regine inconsapevoli del mio orizzonte. La loro stagione degli amori lascia il posto a quella del fare nido e dello scrutare insieme. Solo l’impavido gheppio gli disputa una fetta di cielo senza farsene una malattia.
Io, intanto, me ne sto ad ammirarli e non tifo più per nessuno, se non per l’azzurro prodigo del cielo.

Una crepa nel muro diventa il nido di una coppia di cinciarelle. Una crepa nel muro. Una crepa. Nel muro.

In faccia al sole, mettere insieme parole scompagnate e riderne, accompagnare l’odio in fondo alla via e gioirne, benedire il bicchiere pieno che mi porgi e berne fino a capirti.

Lungo il lato storto del giorno, ci vengono incontro gocce di pioggia, pietre o battiti d’ali che sanno essere come mani tese. La curiosità li fa emergere dal fondo del possibile e ce li porta a un palmo dalla poesia, ma sta a noi raccoglierli e dar loro un tetto, una gloria, una memoria.

Io e te giochiamo un gioco che sa di erba appena falciata, un gioco che ci ruba esitazioni e parole come se fossero caramelle. Carezza di foglie, incitamento al mondo, accorpamento di voglie, inesausta elusione del tramonto.

Il muro a secco del desiderio
nasconde la chiarezza degli agguati.
Una carne mai tradita si traveste da pozzo.
Il tuo sesso ateo viene al dunque
e mi porta l’ironia di una fede.
Allungo una mano,
il destino mi morde, la poesia torna a casa,
un albero solitario
in pieno vento

raccoglie tutti gli uccelli del sangue.

 

Laureana Cilento, 24-28 marzo MMXX. Incisione tratta da: D. Stolcius von Stolcenberg, Viridarium chymicum, 1624, Francoforte sul Meno.