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[ Parallelamente alla stesura di un grosso saggio, vado elaborando ormai da oltre un anno una raccolta di versi e “frammentazioni”, la quale vedrà la luce verso la fine del 2021 e sarà impreziosita da 8-9 tavole di un illustratore italiano d’eccezione. Tutte le scritture brevi pubblicate negli ultimi mesi su questo blog confluiranno nella suddetta raccolta. Buona lettura. ]

 

Vivere – o del sentirsi orfani di un mutuo grido – significa svuotarsi dell’inutile lussuria e accompagnarsi prodigalmente ai severi potatori dell’odio.

Annaspo,
mi sfondo le tasche,
rido in faccia alle nuvole,
faccio mia la tenerezza guardinga del lupo.
Non so ancora chi sei,
ma so per certo che i tuoi occhi sono e saranno
– destino bastardo, impudente –
il lampo perduto nel
libro a venire di tutti i poeti.

Scrivo per frammenti perché ritengo il libro un bersaglio già fin troppo facile per il cecchino chiamato persistenza.

Disperdo le mie contraddizioni fra i palazzi, fra i monti, e ingaggio un corpo a corpo ad ogni frase, ad ogni svolta del discorso.

Ho fatto tanta strada e le cicatrici mi tirano sempre un po’.
Quanto manca alla morte di tutte le parole?
– Ad arrivarci, in fondo all’età, in fondo al mare!

Il corpo è il libro della materia, il sommario dell’eventualità, e noi impariamo a leggere le cose del mondo grazie alle sue frasi, ai suoi refusi.

L’affetto tra i viventi è stato privato della sua toccante verità. Dio, il potere, Freud, la merce: hanno ucciso la tenerezza.

Spiegatemi perché mai si dovrebbe accettare
una minore perfezione e
morire tutti come dei poveri stronzi.
Esultare ai confini dell’Idea
non mi basta più.
Ho male alla poesia,
se non posso crederti al di qua dell’Altro.

 

Laureana, 19-20 luglio MMXX. Opera visuale: Barrett Biggers.