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abitare il movimento, Kamil Vojnar, l'insopportabile questione delle parole, la gioia intransigente, trasformazione, volpi

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La mia ricerca di corpi da non pronunciare,
i pensieri interrati,
le tante stagioni che ho amato migrando senza posa fra le
parole e la carne,
mi rendono forse abile a metter radici in un
piccolo fazzoletto d’amore?
Sento di non poter dare una risposta al
nostro tempo, alla nostra morte.
So solo che la domanda – e ogni più
tenera interpellanza – ha da farsi spora,
progetto d’ali, e perseguire vento,
istruire movimento,
rinunciando a ogni sollievo,
a ogni nido servo d’un coronamento.
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Mirare al cuore della poesia.
Non abbandonare la scrittura,
ma smettere che a scrivermi sia la poesia.
Avete paura di compromettervi con la trasformazione
e lasciate che le cose vi trasformino senza il vostro affetto.
Il mondo non è brutto. Il male è una sostanza.
Siete voi il
problema del mondo.

*
I limiti della mia presenza mi danno il
senso della realtà.
Io urto contro le cose e conosco la
sofferenza, la partecipazione. Cerco una
parola per dire la pietra, la gioia, e
mi perdo nella ricerca.
Il mio obiettivo non sono le stelle.
Il mio obiettivo sono i fili d’erba,
l’amicizia della volpe, il tepore d’un
mondo che dovrà tenermi per mano
fino alla morte del pensiero.
[ 26-27 febbraio 2022. Opere visuali: Kamil Vojnar. ]
