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[Estratti da: Carmine Mangone, Così perdutamente umani, Nautilus, 2010. La foto è presa dal web.]



Questo strapotere della morte che si sfalda intorno alla violenza d’un bacio. – Ho sognato le tue labbra e mi si è infranta la notte.

Oggi, solo con una pistola o un bacio si possono fare dei capolavori. – Coniugare poesia e teppismo.

La tua bocca, ah la tua bocca!, miniera di soprassalti e onde d’incenso. Inciampare fra la tua lingua e la visione di labbra che mi serrano, mi baciano, mi amano col calore giusto per venirmi. La tua bocca fiore di ruscello, la tua bocca squartata dall’infinito del godimento, la tua bocca-fica, la tua bocca-lekythos, la tua bocca che governa il fuoco la terra l’acqua l’aria. – Ed io?… Io ho carezze a perdifiato per correggere il sangue. E un latte pazzo che calma la tua sete.

Mi è sempre piaciuto rubare la marmellata. E non nascondo certo gli occhi. Il morso che do al giorno, nonostante il grigio dei palazzi, mi ricorda che ti devo l’aria buona che respiro. Sono innamorato. Ho mille vampe sulla lingua. Torno a rubare parole alla mia stessa bocca.

Ho saldato insieme pezzi di bellezza. Ne è venuta fuori una nudità di pensiero che mi fa avere il mondo a fior di pelle senza subire più di tanto le intemperie del dubbio.

Accendete la luce. Ma senza spegnere il fuoco. Se vi riesce.

 

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