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Per poter dare un senso alla ricerca si parte anche dal taglio. Le due metà della mela non dimenticano il coltello che le ha generate. (…)

Lo so. Lo so che non esiste verità più vera della morte. Eppure, ci sono momenti in cui un uomo deve farsi così ottuso da credere che un solo taglio, proprio perché profondo e praticato in prima persona, possa poi preservarlo da ogni ulteriore lacerazione. La saggezza è l’inizio della morte; un morire senza piagnistei facendo finta che quello che pensi o dici possa almeno tramandare la tua idea del taglio. Bisogna farsi coltello, celebrare la dissezione della potenza e coagulare nuovi corpi. (…)

Secernere un guscio, un tetto, per successive evoluzioni, è arte tra le più complicate. Ma quest’aspirazione, tenace e costante, potrà manifestarsi con vigore al nostro interno (o all’esterno dell’idea che abbiamo di noi) solo aprendo con un deciso contrasto l’esperienza del taglio, attraverso ciò che si è o si fa a dispetto delle regole sull’essere. Concetto creativo del disastro: l’anarchie est un coup de dès qui abolira l’hasard; il che significa anche un’apertura senza fine, senza salvezza. Sedato infatti il primo violento aspetto del movimento, si vedrà fondato in ogni spazio il nostro abitare un corpo, un’opera, un franamento. E non potrà più esserci un punto finale a colmare il senso, più non avendosi, in tutto questo, la presunzione religiosa di chi si arena mortalmente sull’idea.


Passi estratti da: Carmine Mangone, La qualità dell’ingovernabile, Gwynplaine edizioni, 2011. Fotografia di Marla Lombardo.



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