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ChaabMahmoudChaab Mahmoud (1961-2014) è stato videomaker, vj, poeta visuale. Sulla scia di una certa cinematografia d’avanguardia, Mahmoud ha realizzato alcuni lavori video dalla forte impronta debordiana e punk. Tra questi, spicca Grève sauvage, ispirato dal pamphlet De la grève sauvage à l’autogestion généralisée di Raoul Vaneigem (testo pubblicato nel 1974 con lo pseudonimo di Ratgeb e che io ho tradotto e curato nel 2013 per i tipi delle edizioni Gwynplaine).
Il cortometraggio di Mahmoud è stato realizzato nel 2010 e presentato, lo stesso anno, al festival parigino Cinéma du Réel. Composto da una carrellata di immagini in bianco e nero, è punteggiato da didascalie che sono altrettante citazioni dall’opuscolo di Vaneigem, delle quali fornisco la versione in italiano in calce al presente post.



Vi è mai successo di avvertire, fuori dal posto di lavoro, lo stesso disgusto e la stessa stanchezza che provate in fabbrica?

cover-ratgebLa fabbrica è ovunque. Essa è il mattino, il treno, l’auto, il paesaggio distrutto, la macchina, i capi, la casa, i giornali, la famiglia, il sindacato, la strada, gli acquisti, le immagini, la paga, la televisione, il linguaggio, le ferie, la scuola, il rapporto di coppia, la noia, la prigione, l’ospedale, la notte. È il tempo e lo spazio della sopravvivenza quotidiana. È l’adeguamento ai gesti ripetuti, alle passioni respinte e vissute per procura.

Ogni attività ridotta alla sopravvivenza è un lavoro forzato.

Avete già provato il desiderio d’incendiare un centro di distribuzione (supermercato, magazzino di vaste proporzioni, deposito)?

Il vero inquinamento è l’inquinamento per mezzo della merce universalizzata, esteso a tutti gli aspetti della vita. Ogni merce esposta in un supermercato è l’elogio cinico dell’oppressione salariale, della menzogna che la vende, dello scambio, del capo e del poliziotto che servono a proteggerli.

Siete disgustati dalla sistematica distruzione della campagna e del paesaggio urbano?

La miseria dell’arredo spettacolare è l’arredo della miseria generale.

Non c’è più né paesaggio, né natura, né strada dove passeggiare, bensì redditività del metro quadrato; plusvalore del prestigio attraverso il mantenimento di un ritaglio di verde, alberi o pietraie; espulsioni e raggruppamenti gerarchizzati della popolazione; pattugliamento poliziesco dei quartieri popolari; ambiente studiato per condizionare alla noia e alla passività.

Le torri e gli insiemi di nuova costruzione nascondono telecamere che trasmettono alla polizia, ventiquattro ore su ventiquattro, la panoramica delle strade; negli immobili moderni sono previste “camere di tiro” per i tiratori scelti della polizia.

È da troppo tempo che la rivoluzione bussa alle porte delle nostre città noiose, dei nostri centri inquinati, dei nostri palazzi di gesso. Ne abbiamo abbastanza di subire il lavoro, i capi, i tempi morti, la sofferenza, l’umiliazione, la menzogna, gli sbirri, i padroni, i governi, lo Stato. L’impazienza troppo a lungo contenuta spinge alla violenza cieca, al terrorismo, all’autodistruzione.

Il flusso delle ore senza vita è più terribile della morte.

Raoul Vaneigem. Traduzione di Carmine Mangone.


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