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AlexAndreyev


Mi parlavi di semplicità, di leggerezza. Ora, cosa c’è di più semplice e leggero del fuoco?

Brucio via l’amore. Mi cauterizzo con la volontà!

Lo stupido recinto di legno dell’amore ideale – stupido come tutti i recinti – brucia splendidamente.
Sai, ho abbastanza vissuto, gioito e sofferto per non voler morire seconda la volontà degli altri.

Nella vita, ho imparato ad incespicare senza prendermela con la pietra d’inciampo. La pietra non ha nessuna colpa. La pietra sta lì, fa la pietra. Sono io che semmai l’ho cercata per cadere alla mia maniera. Anche la caduta, infatti, dev’essere un movimento della volontà.

Mi hanno sempre detto che dovevo comportarmi da adulto. Poi mi hanno ingiunto di prendermi cura di quel bambino nascosto in me chissà dove.
Avete proprio le idee confuse, a quanto pare. Volete un servo o un poeta?

Sostanzialmente, se proprio volete saperlo, ritengo che voi siate quasi tutti dei piccolo-borghesi di merda. Voi che leggete senza piglio critico. Voi che scrivete sempre la stessa poesia del cazzo. Voi che desiderate l’ultimo gingillo tecnologico, il matrimonio, l’anello con brillanti, l’asetticità, la vita agiata, il loculo al cimitero, l’equilibrio…
Io non ho bisogno delle vostre protesi.
Talvolta mi sento mancare, certo, eppure mai mi sono sentito mancante.

Urge un ricominciamento. Sono surrealista nella tabula rasa. Me ne faccio quasi oggetto di vanto. La vita non è necessariamente breve e non è di certo altrove. E anche quando non so cosa cazzo possa significare essere ancora vivi, mi fermo un attimo, mi siedo sul ciglio di un’esperienza. Lascio allora che entri il vento e do fuoco alle sterpaglie – perché il fuoco non è una questione, il fuoco è un destino.

 

Tarda mattinata del 27 giugno 2014. Opera di Alex Andreev. Frammento incluso in: Infilare una mano tra le gambe del destino (2015) e, successivamente, con alcune varianti, in: Esercizi di accanimento2017. La presente versione è quella del 2017.

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