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Non hanno alcun senso le domande senza rischio. È pur vero che la risposta arriva sempre con diffidenza, ma il tratto distintivo della ricerca (della domanda stessa) rimane l’azzardo, la seduzione dell’ignoto.

La domanda non è mai sedentaria e prepara sempre un ritornello, dicendo il nostro ritorno incessante sui limiti del destino.

Tra i rami dell’attrazione si respira un pensiero acerbo. Qui, io scelgo la sfida e ascolto di nascosto il rumore che fa l’interrogazione al cospetto del cielo vuoto.

La bocca innamorata sorride anche agli aggettivi più stolti.

C’è un principio d’anarchia in ogni idea poetica, in ogni “fare” animale che disfi poeticamente l’opera costituita. – Intermittenza, martellio di voci amiche ad insidiare la costituzione del già scritto.

Io non amo il dire dell’amore. La parola defalcata, per sempre elusa, distoglie il poeta dal collezionare gli echi quando la voce si rintana.

Credo che un corpo non abbia più importanza di un altro. Ritengo inoltre che ogni sanguinamento – ogni sorriso – sia già la vita acerrima che ci apre. Cerco quindi di raccogliermi in un corpo a piacere, soprattutto in quello che non intende affatto negare l’unicità del mio appartenergli.


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L’appartenenza è la compiutezza dell’amore che viola la dipendenza, la gerarchia dei sorrisi. – Io ti appartengo, tu mi appartieni, perché io ti sostengo senza tenerti e tu mi trattieni senza contenermi.

Esiste un’amicizia tra gli amanti che è il vero amore. Senza romanticismo, essa è l’interrogazione che brucia il libro serbando memoria dell’incendio.

Mentre amo, ho la mente che mira in alto. Ma il cielo è solo nei tuoi occhi.

In Vite dei filosofi, Diogene Laerzio attribuisce a Pitagora la formula: κοινά τά τών φίλων, “comuni sono i beni degli amici” (X, 11).
Ma la comunanza è senza memoria, senza valore; non fissa niente, neanche ciò che vive nell’amore proprio grazie ad essa: vento che trasporta le faville e che, consegnandole alle stoppie, tollera la cecità senza nome del fuoco.

Il compimento è ritrovarsi insieme in un sospetto d’eternità.

Mi limito forse in qualcosa, se assumo come orizzonte dei miei giorni la curva dei tuoi fianchi?
Figli illegittimi della speranza, siamo il sorriso ironico che la incula. 

Sera del 14 luglio 2014. Illustrazioni di Josh Keyes.


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