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RaymondDouillet-LeGrasdimarDeBlaiseRa2012
«Cicerenella teneva ‘nu culo / ca pareva ‘nu cofanaturo, / e l’ammustava la notte di stelle, / chisto è lu culo de Cicerenella.» (da una canzone popolare napoletana del XVIII sec.).

Compito nostro sarà riscrivere senza posa le curve di quella comune intelligenza che ci sprona a destinarci l’un l’altro, tramando ancora una volta i lineamenti del conforto cancellati dalle nostre precedenti soddisfazioni.

Riesca la tua pelle ad essere un cielo pieno di brividi.

Ai confini del destino, non chiedo alla vita da dove venga o su cosa si aprirà nell’istante del mio salto.

La compiutezza sta nel toccarsi, nella sensazione di un tepore che si generalizza a partire da gioie comunizzate.
L’amore è quando ti senti a casa anche nel ridisegno incessante dei confini. Anzi, soprattutto in questo. Non esiste patria tollerabile per i facitori di bellezza pratica.

Pigiare le stelle che languono tra le parole, in modo da farne mosto poetico.
Ammostare: verbo di conturbante analità.

Per arrivare al mattino, bisogna varcare molte notti straniere.

Nella mia oscena indifferenza verso l’eterno, tu hai un culo che pare un miracolo universale.

Abbracciare la carne viva dell’altro significa sporgersi, ogni giorno di più (e ad ogni parola in comune), sulla possibile compiutezza della propria presenza.

Trovare una metafora che ti faccia sentire più nuda e abissale di un cielo stellato.

Questo mio scrivere non tenta forse di sollevarti continuamente la gonna per scoprirti il pensiero?


Sera del 20 luglio 2014. L’illustrazione è un’opera di Raymond Douillet (“Le Grasdimar de Blaise Ra”, 2012). I frammenti sono confluiti poi in: Esercizi di accanimento (2017).


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