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2.
Là dove giunge la Colonna si collettivizza ogni cosa. La terra è data alla comunità. I proletari agricoli, da schiavi dei cacicchi, si trasformano in uomini liberi. La polizia cilena ha appena inviato in Argentina le foto e i precedenti di una banda di rapinatori spagnoli o messicani o cubani, che il 16 luglio scorso ha sottratto 46.923 pesos cileni dal Banco de Chile, succursale Matadores. Lei cantava il mattino senza curarsi delle ombre. Fra le sue mani si addormentavano i fiori di saliva della notte. Aveva tutte le indulgenze, tutte le arie buone del mondo. Randagia, insieme a me, attraverso la cristalleria della Storia. Si passa dal feudalesimo al comunismo libertario. La popolazione è curata, nutrita e vestita dalla Colonna. Quando la Colonna sosta in un villaggio, essa forma un tutt’uno con la popolazione locale. La polizia di Barcellona aggiunge che si tratta di una temibile banda di anarchici che a lungo ha agito in Spagna, dove ha compiuto numerose rapine, furti e omicidi. L’azzardo di un’acqua fragile fa ridere il cielo fino alle lacrime. Non si vanga il cuore quando piove. Dovremo quindi attendere il bel tempo e la follia degli aghi calamitati. Un tempo si distingueva l’Esercito dal Popolo o, più esattamente, si aveva un esercito contrapposto al popolo. Oggi, il proletariato che lavora e il proletariato in armi formano un’unità inscindibile. Inoltre, un componente della banda è sospettato di essere l’uccisore del cardinale di Saragozza. Solo chi non dorme mira al sogno.

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23.
– In principio era il bisogno di spalancare, di scoprirsi nel precipizio di una scommessa che ci scagliava al di là del mondo solito. Ricordi? Ogni cosa ebbe inizio da quel disconoscimento dell’origine. Fu un’esplosione tangente alle nostre voci. Io e te, tirati come punti esclamativi tra frasi amiche, vestiti leggeri nella notte fresca, a lasciar fiorire le lingue sul cemento armato. – Ricordo, sì, il pensarci a rotta di collo, la frenesia che mettevamo nel cercare un punto per attraversare i giorni senz’affogarvi e la bella insistenza con cui andavamo incontro al destino. Rifacevamo i luoghi e questi si riempivano di tensione. Ti preparavo un giardino di parole, una nuova fioritura di stelle a cavallo dei nostri mondi. Tu allora sconfinavi in me ed io ti assediavo le labbra con tenerezza. Il nostro primo bacio fu una sortita irripetibile, perfetta. Resta ora di quegli attimi la spinta vettoriale che genera altri bagliori, altre canzoni, senza per questo aver bisogno di salvezza.

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25.
Ci sono verità che sono più vere di altre; questioni che si possono porre senza per questo sfuggire a tutte le altre. Chi vive e si ostina a respirare, anche contro il fumo che riempie l’aria, è in esilio dalla morte. La sua casa rimane là dove non c’è più alcuna attesa.

30.
Dopo la difesa di Madrid, costata la vita a centinaia di compagni, compreso il nostro Durruti, l’inverno fu duro e il fronte rimase immobile. Avevamo dei presentimenti, certo, tante erano le cose che non ci andavano giù: i nostri al governo, la militarizzazione delle colonne, la mancanza di armi e munizioni, ma non potevamo immaginare che la primavera sarebbe stata ben peggiore. Quelli che a parole erano per la rivoluzione, quelli che si dicevano per i poveri e gli oppressi, i comunisti pagati da Mosca, hanno cominciato a spararci alle spalle. Buffa la Storia (e tragica, dannatamente tragica): i sedicenti “comunisti” sabotavano il comunismo libertario della CNT. Copione già visto anni prima – Machno, Kronstadt – avremmo dovuto imparare da quelle lezioni, farne tesoro, e invece no!, ci siam fatti fregare un’altra volta! Nel volgere di pochi mesi, la rivoluzione è andata a puttane, tutte le conquiste sociali sono state annientate, due opposte fazioni della borghesia hanno continuato a farsi la guerra accoppando i rivoluzionari nelle rispettive retrovie. A quel punto, perché rimanere? Perché farsi sparare addosso? Non aveva più alcun senso, non m’interessava certo star lì a fare il soldatino, non era la mia guerra, non poteva più esserlo. Ho attraversato quindi due frontiere, un oceano – privazioni, pericoli, speranze vanificate. Eppure, non ho mai smesso di sorridere, non ho mai creduto, neanche per un attimo, d’aver sprecato la mia vita. Anche quando il mio volto sembrava triste, il sangue continuava a ridere in ogni mia vena. Anche quando potevo sentirmi stanco e deluso, il battito del mondo non avrebbe impiegato molto a coinvolgermi in nuovi ritmi. Inseguivo la vita, mi facevo cullare dal destino. «Non esiste salvezza, quindi non esiste sconfitta.», mi dicevo. Ci sono cose che non muoiono, idee più forti di mille cadute. E tu, fucina di lampi e tenerezze, tu eri con me, io con te, in quel porto franco che rimane la vita, dove sapevamo accogliere le lacrime impedendo che ci perdessero in alto mare. Tu eri la forza, la condanna magnifica di ogni stanchezza, ed io la protervia, l’asprezza, la sollevazione di un noi alla ricerca costante di un senso, di una Comune. Frenesia senza pari, odiata, invidiata, fatta passare per delirio o disperazione, ma essenza di ogni movimento, di ogni ostinazione alla libertà. L’amore autentico non è un perdimento, né tanto meno una gabbia, neppure negli abbracci più lontani dal mondo. Abbiamo sempre rifatto la scoperta della carne, del sorriso, della festa, riconoscendo l’azzardo e l’infinito di due corpi che assumono su di sé la finitezza della propria condizione attaccando gioiosamente le bassezze dell’esistente. Finché il corpo amoroso regge l’intelligenza, l’amicizia del mondo non viene meno. Sta a noi prendere per mano l’affetto e gettare un tetto sui nostri desideri in modo da poter accampare un intero mondo. – Quanto siete ingenui! Non vedete che la guerra è persa in partenza? Perché vi ostinate ad assecondare un ritmo che non permette conquista e che abbatterà ogni costruzione? – Ingenui noi? E sia! Lasciatemi però dire che voi mettete sullo stesso piano la nostra andatura e i vostri scopi, la nostra potenza e il vostro potere, ma così facendo vi sbagliate di grosso, non potete illustrare la carne viva con parole di pietra, non si può esaurire l’idea del volo con lo sbattere di una mosca contro il vetro. A Madrid o sull’Ebro siamo caduti a centinaia, a migliaia. E i compagni morti, statene certi, non sono caduti invano. Passano invano su questa terra i vostri droghieri, i vostri gendarmi, le vostre anime pie, non certo quelli che hanno la faccia tosta di sparare sulla morte e su chi le arrota la falce. – E in cosa consisterebbe questa differenza? – Nel fatto che sono qui, a portare nelle mie parole il movimento della loro caduta e della loro sfrontatezza, e a farne non un fine, né tanto meno un esempio, bensì una designazione, un richiamo alle prossime aperture, e a farlo senza nascondermi il patetico del pensiero che già porta in sé l’unicità possibile dell’uomo non riuscendo però a dirla. Noi non siamo l’umanità. Noi siamo la presenza del senso che trasborda energia e rumore oltre l’orizzonte degli eventi.

Fuoco sui ragazzi del coro, Nautilus, 2014. Illustrazioni di Philipp Igumnov.

 

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