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lilla

La mia vecchia gatta se ne sta andando lentamente. Non mangia più da giorni. Eppure esce, sembra passeggiare, due giorni fa è saltata addirittura sul tetto, alle 8 di mattina, per godersi il primo sole che spuntava dal boschetto soprastante. Sta morendo, lo so, ma se ne va con una dolcezza che mi commuove. Sembra godersi ancora ogni momento, ogni raggio di sole.
Grazie a lei, e alla sua bella protervia di vivente, ho capito, una volta di più, che la morte non esiste.
La morte è un’idea, una mancanza storica dell’uomo incapace di vivere la presenza. C’è e non c’è. Accade, ma il suo accadimento non uccide il movimento delle stelle, né la continuità tra i milioni di vite possibili…
So che la mia gatta morirà tra pochi giorni. Resiste da tanto, si gode il sole, non so neanche dove trovi le forze, ma se ne andrà, lo so, è ineluttabile, è nell’ordine della materia che si ricombina. Quando ciò avverrà, la seppellirò nella terra, sotto il grande pino marittimo. Tornerà così a vivere nelle nuvole, nei lombrichi, nei polloni dell’ulivo.
(Dico che se ne va. Il che è inesatto. Resterà invece nella presenza irriducibile delle cose che mi toccheranno).

Primo pomeriggio del 3 novembre 2016.

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