Estratto da: Carmine Mangone, Il corpo esteso del possibile, Ab imis, 2026. Fotografia: Oleg Oprisco.
Quando mi hai dato il culo,
ho pensato ai ladri di fuoco,
a Giorgio Cesarano,
alle notti di novilunio.
Nella bancarotta storica del reale, noi parliamo e scriviamo impiegando una lingua inorganica, pingue, inerziale.
Ogni frammento poetico del mondo è sempre una costruzione locale, una formulazione estetica di circostanza. Il mondo non è poetico in sé.
La lingua inorganica dell’umano nasce dalla repressione di quelle dinamiche espressive pre-storiche e pre-linguistiche che dovevano essere totali, naturali, totalmente mortali; essa è pertanto il fungibile (vale a dire il valore) estratto dal linguaggio originario dei corpi, la cui emergenza ha mutato e ammutolito la spontaneità del corporeo stabilendo così la strutturazione, la durata e la convertibilità funzionale dei segni.
Aria ferma,
corpi sudati:
solo Dio sente freddo.
Se è vero che io posso «leggere» teoricamente il movimento reale, spingendomi fino a postulare una qualche totalità, è altrettanto vero, nella nuda realtà dei fatti, che il movimento reale può benissimo non leggere me.
Il risveglio non arriva mai per caso. L’attesa è sempre un anticipo di morte. L’amore – l’insurrezione – non ha quasi nulla di accidentale.
Che sogno è
tutto questo?
