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Non vi chiedo di comprendere ciò che dico, né di starmi dietro sul filo del pensiero.
Le parole vanno contenute, rintuzzate.
Esiste infatti una consonanza che è sempre stata al di qua di ogni proposito esplicativo o di comprensione.
D’altronde, se vivo lo stesso ritmo, la stessa andatura di alcuni, non vedo perché dovrei accollarmi (e significarvi) l’autorità di una direzione, di uno scopo.
Sono già nel pieno della mia vita – Wir sind allzumal vollkommen!, esclamava Stirner – e non c’è alcun motivo perché io debba ridurmi alla facilità di una rotta.
Gioire della propria immersione nella continuità, nell’integrità di un divenire. Accade già qui, già con te.
Poetico è il moto che costruisce e ci fa vivere la “comune presenza”, la Gemeinwesen, ossia quel nucleo di forze dove le unicità dei viventi si pongono in relazione e si esaltano reciprocamente.
Occorre trasmutare l’impazienza di vivere, prendere per mano l’eventualità. Noi non siamo posseduti dal tempo. Il tempo è solo un rincorrersi di nomi. Uccidiamo i nomi! Magnifichiamo la continuità di ciò che sfugge ad ogni nome! Concediamo all’amore un gioioso, rigoroso disastro in ogni cosa che provi a trattenerci!

Pomeriggio del 10 maggio 2012. Frammento confluito in Quest’amante che si chiama verità (2014). L’illustrazione è un’opera dell’inglese Hush.



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