Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , ,


L’illustrazione di Flavio Costantini, messa qui a corredo del post, non è stata scelta a caso: il Bakunin che sale le scale, per quanto mi riguarda, simboleggia banalmente le difficoltà, la fatica, ma anche la protervia e la gioia intransigente di chi cerca di risalire la corrente dei movimenti reali per realizzare l’anarchia, ossia quella comunità umana senza più potere, Stati e Chiese, infine liberata da ogni forma gerarchica di sfruttamento.
Ve lo dico chiaramente: io credo che l’anarchia sia realizzabile, che non sia cioè una mera utopia, e ho già cercato, in passato, pur con tutti i limiti e le contraddizioni che mi porto dietro, di illustrare il mio pensiero sull’argomento (cfr. ad es. le Note sulla sovversione senza padroni).
Detto questo, trovo patetici e confusionisti alcuni tentativi in atto di revisionare l’anarchismo. Non che quest’ultimo non debba rinnovarsi e restare efficace, intendiamoci. Il mio anarchismo, ad es., non è certo quello degli anarcosindacalisti asturiani del 1934, né quello di chi blatera acriticamente su Malatesta o Durruti senza leggere o pensare nient’altro. Un pensiero anarchico chiuso in se stesso sarebbe anche ridicolo, siamo seri. Tuttavia, bisogna ricordare che l’idea di anarchia, etimologicamente, teoricamente, storicamente, significa qualcosa di ben preciso: assenza di governo, di autorità; di conseguenza: sviluppo autonomo e sempre più ampio delle individualità e dei gruppi umani (e non solo umani, ormai). Il che significa, come ovvio sillogismo, anche un’altra cosa: qualsiasi pensiero che si allontani da questi assunti non può più definirsi anarchico; qualsiasi pratica che si ibridi con il potere, lo Stato, il capitale, ecc. non ha niente a che fare con l’anarchia, anzi, a mio avviso la allontana, la rende un trastullo per intellettuali, un giochino intrigante per giovani e vecchi adolescenti.
Ecco da dove nasce il mio proposito di riflettere su quei flussi di pensiero contemporanei che vanno ormai sotto il nome di post-anarchismo.
Certo, liberi voi di pensarla come vi pare, così come io son libero di ritenere i post-anarchici un passo indietro (per giunta meramente intellettualistico) lungo il percorso di liberazione “totale” che va sotto il nome di anarchia.
Insomma, sarà anche morto il soggetto (forse), vi sarà anche stata l’ubriacatura del post-moderno, qualcuno si sarà pure comodamente installato in qualche angolino culturale e universitario, ma l’anarchia, in tutto questo, e anche contro tutto questo, o rimane un tentativo che agguanta la totalità dei nostri possibili per “rivoltarli” radicalmente rispetto all’esistente, oppure non è.

Il pretesto di queste mie riflessioni è stata la recente pubblicazione in italiano di un opuscolo di Michel Onfray, ma in realtà vi renderete conto anche da soli che metto da subito molta più roba sul fuoco.
Inutile però farla lunga.
Qui scaricate il pdf con l’intero testo: Alcune note assai pedanti sulla scarsa necessità di un post-anarchismo – pt. 1
Buona lettura.

P.S.: nei prossimi mesi continuerò a salire le scale, insieme a Bakunin e a molti altri. Per cui, se volete, restate nei paraggi. Grazie.

Bakunin- Flavio Costantini

Annunci