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[ Erano diversi anni che volevo dedicare almeno due righe all’arte di Marco, mio caro amico da più di un lustro. Chi ha presente le copertine dei miei ultimi libri o Tutto il nero che trabocca, conosce già, almeno in parte, ciò di cui parlo. A tutti gli altri, mi permetto di offrire una parziale, brevissima, ma – si spera – significativa introduzione all’opera dell’artista torinese. Il testo in questione compare per altro, a mo’ di cameo, in appendice a Punk Anarchia Rumore. ]

Contrariamente alla moderna impostazione sociologica, che vorrebbe l’opera artistica riflettere il proprio tempo, Marco Castagnetto riflette invece contro il tempo, contro la propria epoca, non combattendoli sul loro piano di consistenza, bensì eludendone i diktat, le piaggerie, l’incessante movimento di autonegazione spettacolare (movimento che è una delle dinamiche fondamentali della valorizzazione economica dell’esistente).
La formula usata da Rimbaud nella “Lettera del veggente”: Je est un autre, emblematizza paradossalmente un tale moto di autonegazione: io non posso essere io e basta, non sono già “perfetto” – come opinava Max Stirner ne’ L’unico e la sua proprietà –, non mi è quindi sufficiente aprirmi all’ignoto, all’impossibile che è l’Altro, ma devo essere l’Altro, devo introiettare e veicolare una parcella del suo valore, devo farmi vettore di qualcosa che mi sovrasta, che mi determina mio malgrado, e che oggi si chiama Stato o denaro o merce; non posso rivelarmi al mondo come unico, sono costretto invece ad essere libero a comando e a trasformare necessariamente il mio andamento in una rotta, in una direzione.
Castagnetto non riflette il proprio tempo, non chiude il pensiero dentro la cornice delle proprie opere, ma mira più nettamente ad una continuità tra i vari momenti della sua arte, la quale spazia ormai da decenni dalle musiche non convenzionali alle arti visive.
Per “continuità”, qui intendo la capacità di domare l’inesauribile ambiguità della cosiddetta “arte” – ossia l’indeterminazione culturale, politica e morale dell’oggetto artistico – attraverso l’esercizio quotidiano di una ricerca che si soddisfa in se stessa, che non ha bisogno di una causa, di un cappio per la bellezza, boicottando in tal modo sia gli ultimi cascami platonici dell’estetica occidentale (la rappresentazione della natura), sia le banalità vetero-romantiche, e ormai di “retroguardia”, dell’arte per l’arte.
L’attività artistica di Castagnetto è una ricerca di salute – salute, non salvezza. E la salute non è mai una causa in sé, un motivo predeterminato, bensì un ritmo, un’andatura, un esercizio di unicità in movimento.
Non a caso, l’artista torinese si cimenta da sempre anche con suoni e rumori. Nato come batterista black metal (il ritmo, ecco il ritmo che martella, che s’impone!), è oggi la mente di due fondamentali progetti italiani di musica non convenzionale: Thee Maldoror Kollective e Shabda.
Castagnetto è un talento limpido, da sempre attento alle invarianze della bellezza, e che attraversa con padronanza (ma senza padroni) ogni ambito dell’espressione, spingendosi fin sulla soglia della nostra notte. I suoi quadri immaginifici, le sue illustrazioni, le sue grafiche per libri e dischi sono altrettanti momenti di una tendenza all’unitarietà (ma senza religione, senza “rilegatura” ideologica), tendenza che lo conduce a sperimentare incessantemente il medesimo, ibridandone ogni volta in modo compiuto le varie ascendenze e ramificazioni, e creando un ritmo della visione che non fa mai decadere l’unicità del segno.

5 gennaio 2016

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