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Luca Gamberini è risorto nel 1967 a San Mamolo, famoso quartiere di Bologna, dove, negli stessi anni Sessanta, Lucio Dalla andava spesso la domenica pomeriggio per giocare a pallone nel grande campo di terra adiacente, a quanto si dice, a Dio padre onnipotente. Laureato in inutilogia, vive tra il suo bibliotugurio e il Parco dei Gorghi, insieme alle anatre corritrici, alle galline selvatiche, a due germani e all’anatra muta ribattezzata “Il germanone”. Da quando il medico gli ha consigliato di bere un bicchiere di vino a pasto, mangia quindici volte al giorno. Prima di coricarsi rimane sempre qualche minuto in compagnia dei suoi cani, distesi sopra il tramonto. Non ha scritto nulla di tanto lirico da poterne sconsigliare la lettura.

[Fotografia di Merche Llobera.]

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ASSEVERARE

Sto finendo di leggere il libro
che non hai ancora scritto.

L’ho trovato di mio gradimento,
soprattutto le chiuse: superlative.
Nessuno come te; forse io.

Tutto moltiplico. Gli errori. Gli orrori.

Sto bene se fingo di non conoscerti,
mi alzo presto al mattino
per incontrarti a mia insaputa.
Devo riportarti indietro l’anima.

*

DIPINTO OCCIDENTALE

Si impara dai gatti a tagliare corto
e a muoversi, anche se quelli tenuti
chiusi in casa insegnano solo la teoria.
Nuovamente ti salverai uccidendomi.
E come il disco si fida della puntina
tu credi nella risurrezione del graffio.

*

AFFETTAZIONE

A vedersi nell’abitudine
sembriamo degli eterni
estemporanei senz’estro.

Da una dedica si percepisce
lo spessore di un interrotto.

Anche nel vestire
i colori ad esempio
siamo incompatibili.

E non è tanto per dire
se si dice tanto per fare.

Costruiamo una solitudine
più solida, simile a quella
delle autovetture in sosta.

Unica cosa rimasta da fare
ora è andare oltre le parole.

 

 

IPOPOETICA

Senza vedere
avrò molto tempo per pensare
immaginare raduni di disperati
tronfi di parole nate indebitate
allestite dal becchino di fiducia.

Sapessi a quanta gente futile
ho donato le mie inutili parole
dal profumo di sesamo tostato.
Morire in orario nel proprio letto
da estraneo – sul dove poi andare
fare istanza.

*

TRASPOSIZIONI

Ho sostituito il medico
di base, ora non è più
un veterinario, è un fornaio.
È più gradevole il profumo
della sua parola, appaiono
tangibili i miglioramenti
se evito il lardo e le persone
noiose, ripetitive, le pratiche
da sbrigare, gli orrori miti
e i collegamenti rapidi. Siamo
oramai diventati i contabili
di noi stessi, cani da pastore
pronti a vomitare l’erba
brucata dalle pecore ostili.
I gatti ti leccano le mani
senza aver bevuto alcolici
come un sognare con occhi
non tuoi, un dipingere fiori
su tombe elicoidali, che poi
prediligo i seni piccoli, i capelli
tristi, i nasi capienti, il groviglio
delle file al banco dei pegni.
Sono stato l’ultimo a credere
in te, un girasole fuori tempo
massimo, un dispetto retroattivo
quanto l’inquietudine trasmessa
dalle sottane dei preti. Allergico
ai dieci comandamenti, hai trattato
il poeta come un poeta qualsiasi
come colui che avrebbe potuto essere
un qualsiasi poeta dadaista derivato.