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Un paio di cartelle dedicate ai Joy Division e inserite nel mio: Punk Anarchia Rumore, Crac edizioni, Falconara Marittima [AN], giugno 2016, pp. 118, illustrato, euro 13.

Altri estratti dal libro:  < 1 >  < 3 >  < 4 >  < 5 >

Il libro può essere richiesto ed acquistato in ogni libreria, oppure sul web: <sito dell’editore>   <Amazon>   <IBS>

 

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Nel labirinto di una quotidianità divenuta recita e ripetizione, agisce ormai un potere di sradicamento, di distruzione, nonché un discorso colmo di pretese senza avvenire. Rimane insoddisfacente sperare di poter unificare i vari frammenti della propria esistenza introducendo nel passato una certa coerenza per mezzo di costruzioni storiche o sentimentali, oppure illuminando astrattamente in un futuro indeterminabile tutte le ombre ricevute dal passato del mondo. Cadono intanto tradizioni, abitudini di pensiero, ruoli, certezze, e ogni forma di radicamento. Nelle metropoli, l’uomo non frequenta più l’umanità e mette tra parentesi vita e morte; inciampa in pensieri deboli, in desideri facili, non conosce più la forza di tendersi sul bordo delle cose. Gli spiriti che vogliono divincolarsi da tutto questo, finiscono per annaspare, oppure per incattivirsi. «A change of speed, a change of style. / A change of scene, with no regrets, / A chance to watch, admire the distance, / Still occupied, though you forget. / Different colors, different shades, / Over each mistakes were made. / I took the blame. / Directionless so plain to see, / A loaded gun won’t set you free. / So you say. // We’ll share a drink and step CP1919outside, / An angry voice and one who cried, / “We’ll give you everything and more, / The strain’s too much, can’t take much more.” / Oh, I’ve walked on water, run through fire, / Can’t seem to feel it anymore. / It was me, waiting for me, / Hoping for something
more, / Me, seeing me this time, hoping for something else.
[Un cambio di velocità, un cambio di stile. / Un cambio di scena, senza rimpianti, / Una chance per guardare, ammirare la distanza, / Ancora preso, benché tu abbia dimenticato. / Colori diversi, sfumature diverse, / Per ogni errore che abbiamo fatto. / Me ne prendo la colpa. / Così chiaramente senza senso, una pistola carica non ti renderà libero. / Tu dici? // Beviamo qualcosa e facciamo due passi, / Una voce arrabbiata, qualcuno che ha pianto, / “Ti daremo tutto e anche di più, / la fatica è troppa, non posso reggere a lungo.” / Camminai sull’acqua, attraversai il fuoco, / Può sembrare di non sentire più nulla di tutto questo. / Ero io, attendevo me stesso, / Sperando in qualcosa di più, / Me, vedendo per una volta me, nella speranza di qualcos’altro.]» (Joy Division, New dawn fades, in: Unknown Pleasure, 1979). Come si fa ad uccidere la paura senza morirne? La paura stessa non è già un morire della presenza, della compiutezza possibile? Ian Curtis avrebbe mai potuto accettare la morte della speranza senza morire? Avrebbe mai affidato il suo pensiero al pericolo, accettando l’impossibile e la paura che si annidano nella poesia, tra le parole? Ci sono momenti in cui risulta inammissibile subordinarsi alla convenienza dei rapporti o all’insensatezza della normalità, dei ruoli; momenti in cui la durata dei propri pensieri o delle proprie paure non ha più senso. Sulla JoyDivision-Closerfamosa copertina di Unknown Pleasure campeggia il grafico delle emissioni radio della stella PSR B1919+21, nota anche come CP 1919; localizzata nella piccola costellazione boreale della Volpetta, fu la prima pulsar ad essere scoperta (nel 1967). I dischi dei Joy Division sono pietre miliari, segnavia imprescindibili: Unknown Pleasure, Closer (il loro secondo album, uscito pochi mesi dopo il suicidio di Ian Curtis, avvenuto il 18 maggio 1980), così come il singolo Love will tear us apart (sempre del 1980), sono tappe ineludibili della musica rock – che però non ci sarebbero mai state senza il punk. Dopo i Sex Pistols, non è più strettamente necessario saper suonare. Dopo i Joy Division, divertire il pubblico non sarà mai più un obbligo morale. Il cosiddetto post-punk introduce nel rock tutta la “decadenza” del mondo moderno, armeggiando con l’angoscia, gli elementi psicotici, le nevrosi, le necrosi del pensiero, il nero, l’orrore della banalità. I sentimenti più cupi spazzano via il divertimento e lo trasformano in un rito patetico, in una deriva goticamente eucaristica. Dire di sì alla morte e realizzarla: è la caduta idealizzata, l’adesione ad una sconfitta che si reputa fatale; come se si fosse sempre in ritardo di una redenzione, di una confidenza.

 

JoyDivision-IanCurtis

 

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