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Ricomincia a piovere. Le rondini volano basse. Sale dalla terra il profumo dell’eventualità.

Ogni tanto vanno calzate le scarpe strette dell’intemperanza e affrontati i sentieri scoscesi che portano alla santa confusione.

Mi basterebbe poco: ammirare il cielo azzurro con la nuca appoggiata sulle tue gambe; accarezzare l’erba, le ombre del giorno, i tuoi piedi scalzi. Otterrei così quel “poco” – quel lieve sussulto del mondo – capace di mettermi in contatto con le più tenere pretese della materia.

Non si può disgiungere il fatto di godere da ciò di cui si gode, se si vuole affermare e lasciare aperta la soddisfazione della propria volontà.
L’inerzia dell’assoluto resta lampante nei processi della dedizione.

 

 

Io non credo che la rivoluzione sia morta. Molto più semplicemente, il concetto stesso di rivoluzione sta cambiando pelle e rimane pur sempre sullo sfondo delle pratiche umane. Non avremo più sangue e barricate per le strade, questo no. D’altronde, non possiamo pretendere di affrontare lo spaventevole arsenale degli eserciti e delle polizie statali o mercenarie. Avremo quindi qualcosa di molto simile a ciò che è stato il Maggio parigino del 1968, però non limitato a un mese, a un breve periodo di tempo, ma protratto lungo una scala di anni, forse di decenni. Assisteremo a una sorta di sciopero sociale di massa, largamente generalizzato, che metterà davvero in crisi il capitale. I rivoluzionari del futuro saranno altrettanti Bartebly, altrettanti egoisti stirneriani che avranno preferenza di no. Non parteciperanno, non lavoreranno, migreranno in massa con la mente, coi corpi, e porteranno con sé – in sé – il lento disfacimento di ogni confine. Neanche la politica, questa sguattera del potere, sarà in grado di recuperarne completamente il grande rifiuto. Si abbandonerà ogni forma di comunicazione fine a stessa e ci si riapproprierà di pratiche antiche, immediate, capaci di procacciare cibo, riparo e comunione tra i viventi senza la necessità di mediazioni inutili. Il denaro verrà sostituito con una “moneta” emozionale, poetica, legata alla tendenziale unicità delle transazioni e che non sarà possibile tesaurizzare, capitalizzare, perché la sua circolazione non avrà più alcun senso al di fuori della soddisfazione immediata dei bisogni e dei desideri comuni. (Sul Sessantotto, Maurice Blanchot ha scritto pagine ineguagliabili in La Communauté inavouable, alle quali rimando per comprendere il mio riferimento al Maggio).

 

Laureana Cilento, 25 maggio 2019. Fotografie di Hiroshi Watanabe.

 

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